{"id":110,"date":"2017-08-29T19:26:43","date_gmt":"2017-08-29T17:26:43","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/edsa-chelodi-bertuol\/it\/news\/2017\/_64\/"},"modified":"2017-08-29T19:26:43","modified_gmt":"2017-08-29T17:26:43","slug":"_64","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/news\/2017\/_64\/","title":{"rendered":"L&#8217;Artista del Mese di SETTEMBRE de IL QUADRO DEL DIRITTO  \u00e8 GRAZIELLO PELLIZZON &#8211; 12 mesi\/ 12 artisti \/ 36 opere\/ 3 sedi espositive &#8211; da un&#8217;idea di Carlo Chelodi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/flyers_mockup_Pellizzon%281%29.jpg\" class=\"w-100 img-fluid\" \/><\/p>\n<p>Le opere esposte da <strong>Graziello Pellizzon<\/strong> hanno ispirato la riflessione giuridica del <strong>Prof. Avv. Federico Puppo<\/strong> che qui si riporta :<\/p>\n<p><strong>&ldquo;Il quadro del diritto. Ovvero: di libere riflessioni su meraviglia, arte, filosofia e diritto&rdquo; &#8211;&nbsp;<\/strong>di&nbsp;Federico Puppo<\/p>\n<p>Quel che segue si propone come riflessione sul rapporto fra arte e diritto dalla prospettiva del filosofo del diritto: si tratta di un tema che il recente affermarsi dei settori di studio denominati Law and Literature e Law and Humanities rende meno peregrino di quanto possa sembrare ma che, certamente, fino a poco tempo fa (e forse per alcuno \u00e8 ancora cos\u00ec) non avrebbe potuto rivestire alcun pregio scientifico. Nel clima dell&rsquo;allora imperante scientificizzazione dei saperi, che ha toccato anche quello giuridico, lo si sarebbe tranquillamente relegato nell&rsquo;alveo di interessi latamente &lsquo;culturali&rsquo;. Oggi, per\u00f2, le cose stanno cambiando e risulta pi\u00f9 semplice azzardare &ndash; come cercheremo di fare noi &ndash; una riflessione che cerchi di indagare la diade &ldquo;arte e diritto&rdquo; con il proposito di assegnare a tale rapporto un carattere strutturale e non occasionale, in virt\u00f9 della filosofia che trasforma la diade in triade.<\/p>\n<p>Dovendo prendere le mosse da qualche parte, crediamo che un buon modo per parlare dei nessi fra arte e diritto sia quello di iniziare&hellip; dall&rsquo;inizio o, meglio, da uno dei possibili inizi di questa narrazione: ci riferiamo ad un luogo che per i giuristi \u00e8 assai familiare, se non altro perch\u00e9 \u00e8 fra i primi con cui si viene &lsquo;costretti&rsquo; a prendere confidenza sin dal primo anno degli studi in giurisprudenza. Stiamo parlando del celeberrimo passo del Digesto, in cui Ulpiano, richiamando Celso, enuncia senza mezzi termini che &laquo;ius est ars boni et aequi&raquo;: il diritto non \u00e8 ridottto a tecnica di normazione o regolazione sociale ma, appunto, \u00e8 arte; un&rsquo;arte che, come tale, ha a che fare con il buono e l&rsquo;equo.<\/p>\n<p>Si tratta, ci sembra, di un rapporto assai solido, che viene denotato in termini molto forti, quasi indentitari (&laquo;il diritto \u00e8 arte&raquo;): ma subito Ulpiano prosegue ricordando che &laquo;qualcuno, meritatamente, potrebbe chiamarci sacerdoti del diritto: infatti coltiviamo la giustizia e professiamo la conoscenza del buono e dell&rsquo;equo separando l&rsquo;equo dall&rsquo;iniquo, discernendo il lecito dall&rsquo;illecito, desiderando rendere buoni gli uomini non solo con il timore delle pene, ma anche con l&rsquo;esortazione dei premi; aspirando se non erro, alla vera, non ad una apparente filosofia&raquo;. Ci viene cos\u00ec detto che ius est ars e che colui che lo esercita aspira alla veram nisi fallor philosophiam, non simulatam affectantes: ecco che emerge qui, agli albori del diritto cos\u00ec come verr\u00e0 poi inteso nei secoli a venire, il nesso &ldquo;ars-ius-philosophia&rdquo;.<\/p>\n<p>Dal nostro punto di vista, il valore di tale nesso pu\u00f2 essere certamente metodologico, almeno per ci\u00f2 che concerne la diade &ldquo;ius-philosophia&rdquo;: esistono, infatti, buone ragioni per leggere una forte comunanza di metodo fra il diritto e la filosofia, essendo entrambi saperi di tipo argomentativo. Ma laddove la seconda opera dialetticamente, il primo, proprio come insegnava gi\u00e0 Aristotele, non pu\u00f2 accontentarsi della sola dialettica, dovendo piuttosto impiegare anche la retorica: in tale prospettiva, pu\u00f2 dirsi che l&rsquo;esercizio del diritto \u00e8 vera philosophia perch\u00e9, con esso, proprio come avviene con la vera filosofia (e non con la filosofia apparente, quella di tipo sofistico), si ricerca la verit\u00e0. Per\u00f2, forse, non ci sono solo queste ragioni di metodo &ndash; che pure ci sono &ndash; che legano la filosofia al diritto (senza che per\u00f2, almeno a questo stadio, l&rsquo;arte sia presa in considerazione): ci potrebbero infatti ragioni pi\u00f9 profonde che intessono quel legame, intrecciando la filosofia al diritto ma anche all&rsquo;arte stessa.<\/p>\n<p>Per comprendere ci\u00f2, \u00e8 necessario ricordare, seppur brevemente, come la filosofia (almeno nell&rsquo;accezione fatta propria da Platone e da Aristotele &ndash; esemplarmente illustrata dalle opere di Enrico Berti, cui ci ispiriamo) \u00e8 ben pi\u00f9 di una mera attivit\u00e0 intellettuale. La filosofia \u00e8 domanda, cio\u00e8 ricerca autenticamente problematica e critica: \u00e8, in altri termini, domanda totale, perch\u00e9 investe la realt\u00e0 intera e, cos\u00ec facendo, riconosce la necessit\u00e0 di trascendere la realt\u00e0 fisica, di interrogarsi cio\u00e8 sul Principio. Ora, ci\u00f2 che \u00e8 qui importante ricordare \u00e8 la scaturigine di tale domandare: esso, almeno secondo la lezione che facciamo qui nostra, non pu\u00f2 essere preordinato o prodotto da alcuna tecnica. In quanto tale, il domandare \u00e8 un atto libero e gratuito del nostro, direbbe Heidegger, &laquo;esser-ci&raquo;. La scaturigine del nostro domandare \u00e8, perci\u00f2, quello che la nostra tradizione filosofica chiama &laquo;thaumazein&raquo;, meraviglia: &laquo;gli uomini hanno incominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia&raquo; (Arist., Metafisica) poich\u00e9, in effetti, &laquo;\u00e8 proprio del filosofo essere pieno di meraviglia: e il filosofare non ha altro cominciamento che l&rsquo;essere pieno di meraviglia&raquo; (Plat., Teeteto).<\/p>\n<p>Molto, come ben si pu\u00f2 immaginare, \u00e8 stato scritto sulla natura di questo thaumazein: di certo, occorre avere ben presente che &ldquo;meraviglia&rdquo; identifica non un generico stato di stupefazione, ma una condizione di ignoranza giacch\u00e9, come afferma ancora Aristotele, &laquo;chi prova un senso di meraviglia riconosce di non sapere&raquo;. Anche qui, per\u00f2, ignoranza di un certo tipo, perch\u00e9 molte sono le cose che non sappiamo, ma non ogni cosa che non so suscita in me meraviglia. Per esempio, non sappiamo quanti cristalli di neve e ghiaccio ci siano sull&rsquo;Everest, ma questo tipo di ignoranza non \u00e8 quella cui si riferisce Aristotele: piuttosto, le cose che non so e che suscitano in me meraviglia sono quelle che, in un modo o nell&rsquo;altro, perturbano o sconvolgono le nostre idee o intuizioni fondamentali sul mondo. Sono quelle cose, come dice bene Franco Volpi nella sua Introduzione a &laquo;Che cos&rsquo;\u00e8 metafisica?&raquo; di Heidegger, che provocano in noi uno &laquo;spaesamento&raquo;,&nbsp; che suscitano in noi una domanda in cui &laquo;ne va di noi stessi&raquo;: &laquo;tale esperienza sopraggiunge per un turbamento e coinvolgimento profondi dell&rsquo;esserci che si manifestano in stati d&rsquo;animo fondamentali [come l&rsquo;angoscia o la gioia] la cui peculiarit\u00e0 sta nell&rsquo;emergere senza preavviso, &ldquo;quando meno uno se lo aspetta&rdquo;&raquo;. Ecco: propriamente si viene colti dalla meraviglia; essa, per cos\u00ec dire, pi\u00f9 che prodotta da noi, accade in noi e suscita in noi quel modo di pensare &ndash; dice magnificamente Wittgenstein &ndash; &laquo;che \u00e8 come un miracolo&raquo;.<\/p>\n<p>La filosofia, in questa sua essenziale ignoranza, \u00e8 quindi il radicale toglimento di ogni pregressa sicurezza che per\u00f2, \u00e8 bene dirlo, nulla a che fare con il relativismo (la problematicit\u00e0 della filosofia non \u00e8 problematicismo, ma il riconoscimento che la ricerca, ovvero la domanda in cui si esprime l&rsquo;esperienza, non pu\u00f2 lasciarsi assolutizzare, convertirsi cio\u00e8 in risposta): ed \u00e8 qui che rist\u00e0 il senso proprio del &laquo;sapere di non sapere&raquo; di Socrate.<\/p>\n<p>Ecco che, allora, la meraviglia propriamente accade nell&rsquo;esistenza di un uomo, toccandolo nella sua costituzione emotiva profonda e inducendolo ad interrogarsi sul tutto, sul senso ultimo delle cose. E quando questo accade si assiste ad un fenomeno che coinvolge l&rsquo;intera esistenza: \u00e8, per dirla con Platone, &laquo;una conversione di tutta l&rsquo;anima&raquo;.<\/p>\n<p>Ora, messe cos\u00ec le cose, \u00e8 piuttosto semplice, quasi intuitivo, ritrovare il nesso profondo che lega arte e filosofia, gi\u00e0 tutto racchiuso prima nell&rsquo;ideale greco della kalokagathia e poi romano della humanitas. Ma in tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 del diritto, che pure ci veniva detto, proprio in quel contesto, essere ars e vera philosophia? Detto in altri termini: c&rsquo;\u00e8 spazio, nel diritto, per la meraviglia?<\/p>\n<p>La risposta, almeno per chi scrive, \u00e8 ovviamente una sola: &laquo;S\u00ec. C&rsquo;\u00e8&raquo;.<\/p>\n<p>Meraviglia, lo abbiamo appena visto, \u00e8 ci\u00f2 che toglie ogni pregresso fondamento: ed \u00e8, crediamo, nell&rsquo;esercizio autentico, verrebbe da dire: reale, del ius &ndash; e cio\u00e8 nell&rsquo;esperienza processuale e quindi non nella dimensione astratta della norma &ndash; che il thaumazein pu\u00f2 accadere: ogniqualvolta, guardando il cliente o la parte, in realt\u00e0 ci si interroga anche su noi stessi e sul senso ultimo delle cose. Il togliere ogni fondamento, il sapere di non sapere, ha come direzione, infatti, il conoscere se stessi: con tutti i pericoli che ci\u00f2 comporta, ch\u00e9 potrebbe anche succedere di scoprire, un giorno di non poter pi\u00f9 esercitare il diritto, di voler dismettere la toga e non fare pi\u00f9 l&rsquo;avvocato o il giudice.<\/p>\n<p>L&rsquo;arte, la filosofia, il diritto, se presi sul serio, mettono cos\u00ec l&rsquo;uomo, costantemente, nelle necessit\u00e0 di non potersi pu\u00f2 acquietare in quello che Heidegger chiama il &laquo;per-lo-pi\u00f9&raquo;, il &laquo;chiacchiericcio&raquo; del mondo. Ci\u00f2 che si esperisce nell&rsquo;arte, nella filosofia, nel diritto \u00e8 come un pungolo che spinge l&rsquo;uomo, per usare un&rsquo;immagine eraclitea, a svegliarsi dal sonno dei dormienti e a vivere una vita autentica. L&rsquo;artista, il filosofo, il giurista, sono dunque coloro le cui esistenze si danno per poter rappresentare agli altri e a se stessi che le cose potrebbero stare altrimenti, essere in un altro modo.<\/p>\n<p>Ma, per l&rsquo;appunto: essere! (non c&rsquo;\u00e8 spazio, insomma per il nichilismo&#8230;). Ed \u00e8 qui che, ci dice ancora Heidegger, si trova l&rsquo;eccezionalit\u00e0 dell&rsquo;esistenza umana: &laquo;unico fra tutti gli enti, l&rsquo;uomo, chiamato dalla voce dell&rsquo;essere, esperisce la meraviglia di tutte le meraviglie: che l&rsquo;ente \u00e8&raquo; (l&rsquo;uomo \u00e8 l&rsquo;unico perch\u00e9 solo noi &ndash; questo per\u00f2 Heidegger non lo diceva&#8230; &ndash; unici fra tutte le creature, siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio). E da qui la domanda che investe ciascuna esistenza autentica, quella che, nel quadro del diritto, occorre che emerga: &laquo;perch\u00e9 in generale l&rsquo;ente e non il Niente?&raquo;.&nbsp;&nbsp;<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le opere esposte da Graziello Pellizzon hanno ispirato la riflessione giuridica del Prof. Avv. Federico Puppo che qui si riporta : &ldquo;Il quadro del diritto&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-110","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-non-categorizzato"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/110","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=110"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/110\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=110"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=110"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cmnavvocati.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=110"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}